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Charlie Carrel: “Stimo Mustapha Kanit: non studia niente eppure distrugge tutti”

Charlie Carrel ha parlato di Mustapha Kanit all'interno di un discorso sui più forti giocatori che utilizzano un approccio exploitativo rispetto alla GTO

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28/10/2017 09:11

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Nel corso di un podcast per PokerCentral, Charlie Carrel ha parlato di GTO ed approccio exploitativo, mettendo in chiaro di preferire nettamente il secondo approccio. Secondo il professionista inglese, infatti, la matematica è molto meno rilevante di quanto pensino molti pro che credono nella GTO, perché il poker è un gioco basato sulla psicologia e non solo sui numeri.

All’interno di questo discorso, Carrel ha anche parlato di quei giocatori che, come lui, riescono a vincere bene nei tornei high roller pur non seguendo la GTO.

Perché i pro che utilizzano un approccio fortemente teorico e matematico li conosciamo (Ben Tollerene, Dominik Nitsche, Isaac Haxton e Doug Polk, giusto per citarne qualcuno), ma non sono molti i top reg noti per la loro strategia exploitativa. Lo stesso Carrel ha sorpreso molti con le sue dichiarazioni, e nella lista degli exploitative players c’è anche il nostro Mustapha Kanit.

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Charlie Carrel e la stima per Mustapha Kanit

Carrel sostiene che uno dei giocatori più vincenti nella storia del poker recente sia forse l’esempio più eclatante della possibilità di dominare con un approccio exploitativo. Si riferisce a Bryn Kenney, che in carriera ha vinto quasi 20 milioni di dollari e in più occasioni ha ammesso di non sapere nemmeno cosa sia la GTO.

Un altro collega che Carrel stima moltissimo per la sua capacità di dominare pur senza avere grandi conoscenze teoriche, è il nostro Mustapha Kanit.

“Ci sono diversi giocatori che ammiro. Uno di questi è sicuramente Mustapha Kanit. Lo rispetto moltissimo, perché non studia niente eppure distrugge chiunque trovi al tavolo“.

Mustapha Kanit stringe la mano a Charlie Carrel dopo averlo eliminato dall’high roller dell’EPT di Dublino

“Nick Petrangelo è il migliore tra i GTO players

Nonostante le dichiarazioni anti-GTO, Carrel dice di avere grande stima verso chi passa ore e ore a studiare la teoria del gioco. In particolar modo c’è un regular che riesce sempre a impressionarlo con le sue analisi tecniche.

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In termini di teoria pura penso che Nick Petrangelo sia il più forte di tutti. Solitamente quando parlo di strategia con un altro pro sono completamente a mio agio, perché so spiegare bene cosa farei e perché. Ma con Nick no. C’è una specie di barriera psicologica, quando parla di strategia è così preparato da farti sentire un bambino che ascolta il maestro. Anche Igor Kurganov è molto bravo sotto questo punto di vista”.

Nick Petrangelo (courtesy EPT/Carlos Monti)

La pausa dal poker di Charlie Carrel

Cambiando completamente discorso, il giovane pro britannico ha spiegato che le sue recenti assenze da tornei importanti come il Poker Masters sono dovute a un calo di motivazioni.

Penso di avere ancora le motivazioni per giocare, ma non come prima“, dice. “Oggi provo ad equilibrare il tempo dedicato al poker con altre attività che fanno parte della mia vita. Ad esempio, sono molto concentrato sulla relazione con la mia fidanzata“.

È proprio questo rapporto di coppia ad aver spinto Charlie a rinunciare al Poker Masters. Un forfait che si è concretizzato poco prima di imbarcarsi per Las Vegas.

“Recentemente c’è stato il Poker Masters. L’ho scoperto una settimana prima che iniziasse, ho venduto un po’ di action e ho prenotato volo e hotel. Tuttavia, mentre andavo all’aeroporto per imbarcarmi, ho capito che non era quello che volevo. Non avevo alcuna voglia di andare fino a Vegas da solo per giocare degli high roller. Anche se l’EV di quei tornei era molto alto, alla fine ho rinunciato“.

Charlie Carrel

Charlie Carrel

Secondo Carrel, infatti, il grande vantaggio di essere un poker pro è nella possibilità di programmare la propria vita in completa libertà.

“Ero al desk della compagnia aerea per il check-in. A un certo punto mi hanno detto che c’erano dei problemi con il mio visto, e io ho sperato che non mi permettessero di imbarcarmi. Quando mi hanno comunicato che avevano risolto, ero dispiaciuto perché dovevo partire. Lì mi sono fatto delle domande: il bello di essere un poker pro non era proprio la libertà che ne consegue?”

Alla fine ho deciso di non partire e sono rimasto a casa con la mia ragazza. In questo momento della mia vita godo di un equilibrio che non avevo mai avuto prima, e non voglio rovinarlo”.