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La storia di Paul Phua: dai cantieri di Kuala Lumpur alla partita di Premier League “manomessa” (ESPN)

La prima parte dell'incredibile storia di Paul Phua, oggi grande capo del Big Game di Macao ma con un passato che sembra uscito dalla sceneggiatura di un film

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31/05/2018 12:11

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Negli ultimi anni Paul Phua è diventato senza dubbio uno dei personaggi più misteriosi, controversi e affascinanti del mondo del poker. Il suo nome ha iniziato a girare nel nostro ambiente i concomitanza con l’inizio delle folli partite private di Macao, che sarebbero state fortemente voluto proprio da lui. Ci sono pochissime informazioni a riguardo, com’è normale che sia quando personaggi ricchissimi (e spesso loschi) si siedono a un tavolo da poker con l’intenzione di ballarsi decine di milioni di dollari.

Una cosa, però, è certa: qualsiasi professionista voglia partecipare a queste partite, deve essere nelle grazie di Paul Phua.

Infatti, anche se il suo ruolo non è ben definito, Phua ha l’ultima parola su qualsiasi decisione riguardante il Big Game di Macao. La sua è quindi una figura autorevole, ma anche molto misteriosa: com’è nata la ricchezza di Paul Phua? Come ha costruito l’impero milionario che gli permette di perdere cifre irreali contro Tom Dwan solo per imparare a giocare a poker?

Cerchiamo di ripercorrere la sua storia attraverso le poche fonti a disposizione. La più completa è senza ombra di dubbio un lungo articolo di ESPN.com pubblicato all’indomani del suo arresto a Las Vegas per gioco d’azzardo illegale.

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In questo Articolo:

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Quando Paul si chiamava Wei Sen

Wei Sen Phua nasce a Miri, una cittadina sull’isola del Borneo. Solo anni più tardi avrebbe iniziato a farsi chiamare Paul. La sua famiglia non è ricca e la vita lenta e noiosa del luogo in cui è nato e cresciuto lo porta presto a mollare tutto e partire alla ricerca di nuove avventure.

Paul prende quindi un traghetto per attraversare il Mar Cinese e sbarcare sulla costa orientale della Malesia. Da lì prosegue fino quasi all’altra costa, perché il suo obiettivo è cercare gloria a Kuala Lumpur. Nella capitale malese, Paul arriva senza soldi e conoscenze. Deve reinventarsi da zero ma prima di tutto deve lavorare. Così, si propone ovunque per trovare il modo di guadagnare qualche soldo. Alla fine viene assunto per lavorare nelle costruzioni: passa gran parte del tempo nei cantieri.

La vita è dura ma Paul non è un ragazzo come tanti. Mentre gli altri pensano solo a lavorare e portare a casa qualche soldo, lui sta già pensando a percorsi di vita alternativi. Un giorno, osservando alcuni immigrati cinesi giocare d’azzardo in un bar, comprende il potere e il fascino del gambling. Nessuno può resistere a quella tentazione, nemmeno lui. Ecco quindi che inizia a giocare d’azzardo con i cinesi, che pian piano lo accolgono nel loro giro.

Paul Phua

Paul Phua

Da gambler a bookmaker

Phua trascorre un paio di anni a stretto contatto con la comunità cinese di Kuala Lumpur. La sua passione per il gambling lo porta a conoscere pezzi grossi della criminalità organizzata ed è a quel punto che scatta qualcosa nella testa del giovane: perché giocare d’azzardo quando potrebbe diventare il banco?

“Quando era a Kuala Lumpur, Phua ha frequentato a lungo i giocatori d’azzardo cinesi nei coffee shop“, ha dichiarato a ESPN un investigatore della D7 Squad, la divisione della polizia malese che si occupa di combattere gioco d’azzardo e crimine organizzato. “In questo modo, con il passaparola, si è venuta a creare la sua reputazione di bookmaker“.

Phua aveva infatti iniziato a proporre quote sugli eventi sportivi ai suoi amici gambler cinesi. Lo sport su cui si concentrò fin dall’inizio per fare soldi con il suo “bookmaker fai da te” era il calcio.

Dal giro di scommesse live, Phua passò poi negli anni novanta alle scommesse online. Il suo bookmaker fu uno dei primi a sbarcare sul web e si impose per anni come il più utilizzato in Asia. In quel periodo, Paul divenne milionario.

Eppure nessuno, forse nemmeno lui, poteva immaginare che anni dopo sarebbe stato uno dei principali indiziati di un evento unico nella storia della Premier League.

Il clamoroso tentativo di match-fixing in Premier League

Se è certo che Phua abbia creato un giro di scommesse illegali in più fasi della sua vita (l’ultima di cui siamo a conoscenza è quella che portò al suo arresto a Las Vegas in occasione dei Mondiali in Brasile del 2014), non ci sono prove evidenti di una pratica di cui molti lo accusano: il match-fixing. Per anni il gambler malese è stato infatti accostato al calcio-scommesse e secondo alcuni rumors ci sarebbe il suo zampino anche nel giro poi scoperto dall’operazione “Last Bet” che portò all’arresto di Cristiano Doni e Beppe Signori (tra gli altri).

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L’episodio per cui Paul Phua è più noto per quanto riguarda il match-fixing si riferisce però a una partita di Premier League del 1997, West Ham-Crystal Palace. Come riporta ESPN.com, durante il secondo tempo, subito dopo il goal del pareggio del West Ham, l’impianto di illuminazione dello stadio andò fuori uso, improvvisamente. La partita fu sospesa e secondo le regole dei bookmakers asiatici, il risultato finale da prendere in considerazione era quello del momento della sospensione.

Frank Lampard segna il goal dell’1-1 e mentre esulta salta l’illuminazione. Pare che molti book in Asia fossero eccessivamente esposti sull’Over 2.5

La polizia fermò tre uomini asiatici, accusati di essere stati responsabili della manomissione dell’impianto di illuminazione. Le loro nazionalità? Due erano malesi e uno di Hong Kong. Per la prima volta, dunque, la criminalità organizzata asiatica colpiva sul territorio inglese con il match-fixing.

Non c’è nessuna prova che leghi Paul Phua a questo episodio. Una fonte di ESPN ha però dichiarato quanto segue:

Fu Paul Phua a finanziare il match-fixing. Se conosci il risultato di un match di Premier League puoi fare una quantità di denaro indescrivibile. Questo denaro ha permesso a Paul Phua di passare dall’essere uno dei migliori otto bookmaker in Malesia ad essere di gran lunga il numero uno”.

L’incontro con Richard Yong

Nel frattempo Paul Phua aveva fatto la conoscenza di Seng Chen Yong, oggi conosciuto come Richard Yong, regular dei tornei high roller in giro per il mondo. Yong aveva contatti con tutto il mondo del gambling asiatico ed era stato accusato formalmente dalla polizia di Hong Kong di aver truccato alcune corse di cavalli.

I due collaborarono per trasformare il bookmaker di Paul Phua – che oggi si chiama IBCBet – in un colosso mondiale, capace di far registrare un giro di affari annuale di 60 miliardi di dollari. Secondo una fonte di ESPN.com, Phua possiede attualmente il 70% dell’azienda e il suo patrimonio sarebbe superiore al miliardo di dollari.

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Richard Yong

L’arresto durante Euro 2004

Il business di Paul Phua era ormai diventato internazionale, ma lui non era andato lontano da casa. Anzi, una volta milionario (o miliardario), era tornato nella sua città natale, Miri. Da lì aveva provato a organizzare un giro di scommesse illegali online su Euro 2004 ma, come sarebbe successo dieci anni dopo a Las Vegas, fu scoperto.

“Durante gli Europei del 2004, le forze speciali malesi hanno rilevato un’intensa attività di betting in un condominio al Miri Golf Club“, si legge nell’inchiesta di ESPN. “Alle prime luci del 5 luglio, gli agenti hanno tagliato i cavi della tv satellitare e quando un uomo è uscito dal condominio, lo hanno seguito. Così sono giunti a una stanza dove 22 uomini lavoravano al computer. Tra di loro, c’era anche Paul Phua“.

Phua non è stato arrestato, ma fermato, multato di $8.000 e portato all’aeroporto. Da lì ha preso un volo per il Vietnam, dove il suo bookmaker aveva sede. Fu un duro colpo per il futuro regular del Big Game di Macao, ma come vedremo nella seconda parte della sua storia, non fu sufficiente a farlo desistere dall’offrire gioco d’azzardo illegalmente…