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Eugene Katchalov: “Nel poker e negli esport non si smette mai di imparare. Chi si ferma è perduto”

Eugene Katchalov, co-fondatore del Team QLASH, tratteggia un parallelismo interessante tra i suoi due mondi: poker ed esport. In un lungo post sul suo profilo LinkedIn, il giocatore/imprenditore racconta la sua storia.

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10/05/2018 17:30

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Poco più di un anno fa, Eugene Katchalov ci raccontava la sua prima esperienza da co-fondatore del Team QLASH, reduce dal positivo DreamHack Austin. A dodici mesi di distanza, e con un bagaglio di esperienze molto più carico, il pro americano nato a Kiev ha fatto un personale punto della situazione.

In un lungo post pubblicato sul suo profilo LinkedIn, Katchalov ha effettuato un confronto tra poker ed esport, le sue due grandi passioni trasformate in veri e propri business. Il risultato? Decisamente interessante e in qualche modo anche educativo.

 

Eugene Katchalov e Luca Pagano

Eugene Katchalov e Luca Pagano

 

Dalle stelle alle stalle…

Katchalov ricorda di quando, da giovane, “ero ossessionato da tutti gli aspetti del poker: più imparavo, più miglioravo e più capivo quanto ancora dovevo imparare. Era una sfida senza fine che mi piaceva tantissimo”.

Una sfida che nel 2011 lo ha portato a vincere il titolo di Player of the Year di CardPlayer e a raggiungere il numero 1 nel ranking GPI. Ma proprio in quel momento, all’apice del suo successo, qualcosa si è rotto.

“La fiducia in me stesso presto è diventata esagerata, e senza l’ausilio della fortuna ho cominciato a incolpare tutto e tutti, fuorché me stesso. Dopo qualche anno di scarsi risultati, ho capito che se non avessi cambiato qualcosa, la mia situazione sarebbe solo peggiorata.

… e ritorno

“Decisi così di tornare alle mie radici e a prestare attenzione nuovamente a ciò che gli altri facevano al tavolo, cercando di applicarlo al mio gioco: ho iniziato a prendere appunti dettagliati di spot interessanti e a sperimentarli in molti modi, spiega Eugene Katchalov.

“Mi sono preso cura del mio fisico, ho iniziato a fare attività e ho cambiato le mie abitudini a tavola. Ho persino provato la meditazione: ci ho messo un po’, ma i miei risultati sono tornati a migliorare e io ho cominciato ad avvertire la sensazione che avevo recuperato il terreno perso nel gioco”.

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L’incontro con gli esport e con Luca Pagano

Nel 2012, Eugene Katchalov scopre gli esport, grazie a un viaggio in Corea insieme con Bertrand ‘ElkY’ Grospellier: “Siamo andati ad un torneo di StarCraft (il gioco da cui proviene ElkY, ndr): sono rimasto sopraffatto dall’energia di quella location. In molti modi mi sembrava che ce ne fosse di più di qualsiasi altro evento sportivo a cui avevo assistito”.

L’amore per gli esport si intensifica quando Katchalov intensifica a sua volta l’amicizia con Luca Pagano: “Entrambi abbiamo subito visto punti di contatto tra gli esport e il poker all’inizio del boom e abbiamo cercato di cogliere l’opportunità di trasferire negli esport ciò che avevamo imparato nel poker”.

 

Il Team QLASH al DreamHack Summer 2017

 

Nasce il progetto QLASH

Il resto è storia piuttosto recente. Pagano e Katchalov fondano il Team QLASH, partendo naturalmente da Hearthstone: “Era la scelta più logica, perché è il gioco che più si avvicina al poker. Oggi però siamo cresciuti: abbiamo più di 30 giocatori sotto contratto e 25 dipendenti, è diventato un lavoro a tempo pieno”.

Un progetto con un’idea ben precisa: “Vogliamo avere un’influenza positiva sul gaming e su questo business. Ho toccato con mano i molti aspetti postivi che PokerStars ha portato alla community nei suoi giorni d pieno splendore.

Luca e io stiamo cercando di portare una prospettiva unica e speriamo di avere un’influenza positiva sull’industria degli esport.

Eugene Katchalov tra poker ed esport

Dopo aver passato un anno da insider, Eugene Katchalov ha ormai gli strumenti per affermare con certezza: “Vedo molte similitudini nei ragazzi che cercano di diventare pro di esport e il me stesso da giovane nel poker. L’altalena di emozioni e la costante incertezza psicologica sulle tue stesse abilità non sono esclusive del poker.

Oltre a conoscere alla perfezione il gioco, è anche molto importante condurre una vita sana fisicamente e mentalmente al di fuori del gioco.

Ma rivedremo presto Eugene al tavolo del poker? “Seguo il poker e mi manca giocarlo. Spero di riuscire a giocare qualche evento WSOP quest’anno. Allo stesso tempo capisco perfettamente che meno gioco, più mi allontano dal ‘meta’. Per questo, il mio mindset in qualsiasi torneo di poker che affronterò sarà quello di un giocatore amatoriale che cerca di divertirsi.

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