Gioco legale e responsabile

L' Opinione

Lo stop alla pubblicità sul gioco e quella insopportabile ipocrisia verso i giovani

Molti politici (di vari schieramenti) ammoniscono da tempo che dovremmo invitare i nostri giovani "a non giocarsi il futuro ma a investire su se stessi". Giusto, anzi giustissimo. Ma tolta la pubblicità sul gioco, siamo sicuri che i nostri ragazzi siano meno mostruosi di ieri? Una riflessione sul sistema valoriale che (non) abbiamo trasmesso.

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05/07/2018 18:41

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“Decreto dignità” approvato, tutti contenti o quasi. Comprese firme prestigiose del giornalismo italiano, che hanno deciso di appiattirsi su quelle decisioni “di pancia” che spesso hanno avversato. Oggi però voglio dedicare la mia attenzione alle categorie che il decreto DICE di voler difendere: i giocatori patologici e i giovani, con particolare riferimento a questi ultimi.

Patologie e comportamenti

Sì perché, come ho già avuto modo di dire e ridire diverse volte, il gioco problematico andrebbe analizzato molto in profondità poiché si tratta di un abuso, di un comportamento errato da correggere e curare. Bisogna dunque capire quali sono le cause che stanno dietro alla dipendenza e, soprattutto nel nostro caso, capire quali discipline sono più a rischio di crearla. Quindi, prendere le eventuali drastiche contromisure senza colpire insensatamente a tappeto.

Nella foto, un giovane salvato dal demone del gioco d’azzardo chiede insistentemente al prof un libro di Jean-Paul Sartre, per approfondire l’esistenzialismo

Giovani, famiglia, causa ed effetto

Per quanto riguarda i giovani, invece, il discorso è molto più ampio e merita una trattazione a parte. Più volte ho ascoltato dalla bocca di esponenti politici parole come “Dobbiamo far capire ai giovani che devono investire su se stessi e sul proprio futuro, non buttarlo nel gioco”. Giusto, giustissimo. Applausi e like come se piovesse. L’affermazione in sé non fa una piega e nessuno potrebbe sognarsi di non condividerla. Peccato che sia una volgare strumentalizzazione che poggia sulla solita confusione tra causa ed effetto.

Il nostro paese vive un’epoca di preoccupante involuzione socio-culturale. Siamo tutti bravi quando c’è da rimpiangere i vecchi tempi, ma la galoppante ignoranza ci sta facendo perdere ogni capacità di autocritica, mettendo in discussione qualsiasi autorità, compresa la scienza. Questo nuovo italiano così autoreferenziale, però, non è un essere solitario. Spesso ha messo su famiglia e figliato, quindi i danni della sua tracotante ignoranza si possono trasmettere come virus. Ecco, allora: ci siamo mai chiesti come stiamo allevando i nostri giovani?

La famiglia aveva una doppia cruciale valenza: guscio protettivo per i nostri figli ma anche prima e fondamentale fonte di autorità. Purtroppo oggi quest’ultima viene sempre meno, i genitori sono sempre più ignoranti e sempre meno maturi per il ruolo che ricoprono.

Genitori da bannare

Il risultato è una progressiva sparizione del concetto di autorità e di limiti: ai figli si dicono sempre meno “NO“, i desideri vengono esauditi alla velocità della luce, li si fa iscrivere a Facebook in prima media, ci si illude che dotarli di smartphone di ultima generazione a 8-9 anni sia un modo per tenerli sotto controllo salvo poi, appena qualche anno dopo, scoprire di avere allevato un mostro che non dà più retta a nessuno, se non ai propri istinti e alle dinamiche di gruppo.

La scuola che non c’è

Inoltre, con una operazione CRIMINALE e di cui sono colpevoli almeno una dozzina di governi, si è progressivamente depotenziata la scuola e la sua autorità. Genitori sempre più ignoranti sono sempre più coinvolti nella gestione anche disciplinare degli istituti. Il risultato? Difesa a spada tratta dei figli anche negando l’evidenza, anche di fronte a violenze perpetrate ai danni degli insegnanti, voti contestati dall’alto di una competenza data dall’ “Università della vita” e un desolante risultato finale: una scuola che ormai non boccia più nessuno.

Lo Stato e i bonus

Al diavolo l’autorità della famiglia, al diavolo l’autorevolezza della scuola, ma almeno c’è lo Stato che prepara ai nostri figli un futuro roseo. Ah, no! prospettive lavorative nulle, promesse a profusione e qualche bonus ogni tanto per tenere buoni i neo maggiorenni. Senza dimenticare la benedetta alternanza scuola-lavoro, declinata però come un praticantato della futura precarietà.

Il vuoto valoriale e il rifugio nei videogame

Il quadro che ho indegnamente descritto è quello di un incredibile vuoto valoriale, una progettualità che nessuna delle tre autorità preposte (famiglia, scuola, stato) riesce più a stimolare nei nostri ragazzi. Ragazzi che vengono su disorientati, senza punti di riferimento e che si appoggiano allo youtuber di turno, o si rifugiano nel mondo dei videogame. E sapete una cosa? Li capisco.

I videogame sono alienanti, a volte pericolosi e violenti, ma sono microuniversi che si basano sul rispetto delle regole. Se sei più bravo vinci, altrimenti riprovi. Videogame e vita reale, nella percezione di un millennial, rischiano di venire scambiati anche perché la seconda è troppo facile e non c’è quasi nulla da guadagnarsi con sudore maggiore di un nuovo fucile a pompa in Fortnite.

Il gioco e i suoi pericoli

E poi sì, c’è l’ombra del gioco (scommesse in primis) che si staglia sulle fragili personalità di questi ragazzi. Un’ombra pericolosa perché identificabile come una possibile scorciatoia per raggiungere obiettivi. Infatti il gioco è vietato ai minorenni, anche se nella realtà purtroppo ciò non viene sempre rispettato. Ma di questo ho già parlato e non voglio ripetermi. Ho già parlato anche di come il poker, interpretato e studiato a dovere, è una straordinaria palestra per imparare a prendere decisioni giuste nel lungo periodo. Ma anche qui, non è su questo che voglio soffermarmi.

La priorità, su cui non si può che essere d’accordo, è che i giovani non devono percepire il gioco come scorciatoia. E allora ok, togliamo pure la pubblicità sul gioco da tutti i canali. MENO MALE, I NOSTRI RAGAZZI SONO SALVI. Ah, sì?

Un vivace scambio di idee tra millennials

Stop pubblicità sul gioco: finalmente abitudini sane!

A dirla tutta, io vedo dei mostriciattoli che bevono tanto e hanno un rapporto molto disinvolto con le droghe. Anche ai miei tempi non si scherzava coi cannabinoidi, ma in confronto ai 20enni di oggi eravamo delle pudiche orsoline. Discorso analogo per l’alcol: i ragazzi di oggi sembrano avere due fegati. Eppure, purtroppo, anche per loro arriverà presto la resa dei conti.

E poi li vedi sempre lì, con la testa china sul telefono. Ci sono spot che non promuovono il gioco d’azzardo e quindi passano inosservati, che sono ULTRAdannosi almeno quanto il gambling, proprio perché spingono sempre più i ragazzi verso il TURBOCONSUMISMO (Fusaro levate).

Per esempio, vogliamo parlare della rapper che promette GIGA ILLIMITATI sulle nostre due app preferite? I nostri figli potranno smanettare indisturbati tutto il giorno tra Facebook, Whatsapp e Snapchat. Ma almeno non giocano d’azzardo.

 

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