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Eastgate e Antonius: un campionato per soli Pro?

AntoniusIn Francia sono sempre stati i promotori dei più grandi eventi sportivi: Jules Rimet ideò la Coppa del Mondo di Calcio, la prima edizione della Coppa dei Campioni fu organizzata su pressione del giornalista transalpino Gabriel Hanot, il Pallone d’oro è stato promosso e patrocinato da France Football per cinquantenni fino all’ingerenza della Fifa.

Ma non è finita: Pierre de Frédy, barone di Coubertin è stato il fondatore, niente meno che dei Giochi Olimpici Moderni, ed in Francia si disputa la corsa ciclistica più importante del mondo, il Tour de France, ed il campionato mondiale di tennis su terra rossa: il Roland Garros. E nel poker?

Il giornalista Par David Poulenard, nella community web francese, ha lanciato un progetto ambizioso: un campionato del mondo riservato solo ai professionisti con un field molto ristretto e selezionato, naturalmente con una copertura televisiva degna delle grandi occasioni. In palio ci sarebbe un vero e proprio titolo mondiale.

Le World Series potrebbero rimanere un torneo open, come nel tennis o nel golf, ma l’evento clou dovrebbe essere un campionato mondiale riservato a pochi eletti. Poulenard prende spunto dalla vicenda di Peter Eastgate che ha deciso di lasciare il professionismo.

Il danese è stato colpito dalla maledizione delle World Series ma il discorso potrebbe essere allargato. La frenesia e l’immenso giro di soldi del poker moderno, post Chirs Moneymaker, sta alimentando un fenomeno preoccupante: è sempre più crescente la carenza di stimoli tra i giocatori professionisti e la ‘malattia’ sta colpendo soprattutto i più giovani, oramai milionari affermati. Beati loro, averne di problemi simili.

Peter Eastgate, insieme a Joe Hachem, è senza dubbio il più talentuoso tra i vincitori recenti del Main Event delle WSOP. Il suo addio a sorpresa al poker professionistico è un messaggio che rischia di essere sottovalutato secondo l’editorialista francese.

I suoi successi post titolo, hanno testimoniato che lo spessore del giocatore c’era tutto. Rispetto ad altri players, è riuscito a confermarsi ad alti livelli. La carenza di motivazioni e stimoli del danese pone però degli interrogativi. In due anni ha guadagnato più di 11 milioni di dollari solo dal live, oltre ai proventi del munifico contratto dallo sponsor PokerStars. I suoi guadagni sono stati pari a quello di un calciatore di primo piano, come può essere Gigi Buffon. Ma rispetto al calcio gli stimoli sono diversi.

I prematuri addii, più o meno annunciati, ricordano il fenomeno accaduto in altri sport di fatica o stressanti mentalmente  che richiedono lunghi allenamenti quotidiani. I nuotatori a 25 anni si ritirano ancora. Fino a poco tempo fa anche nel tennis le fughe dal circuito professionistico erano molto frequenti (vedi Borg o McEnroe).

Tom-DwanPeter Eastgate è stato chiaro: “Ho giocato a poker per soldi, ora a 24 anni voglio fare altro che esuli dal gioco delle carte”. I tornei oramai sono vere maratone che durano giorni, i field sono talmente vasti che è più facile vincere alla lotteria che imporsi in certi eventi, dove il fattore dell’alea è senza dubbio superiore alle abilità dei giocatori. Vincere un Main Event WSOP, se non sei un gambler incallito, ti consente di essere finanziariamente a posto per tutta la vita e di sistemare anche qualche generazione futura della tua famiglia.

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Il danese non è il primo vincitore del Main Event a vivere una situazione emotiva così delicata. Jerry Young a suo tempo fece anche lui un passo indietro. Momenti difficili li hanno vissuti anche Chris Moneymaker e Jamie Gold che sono stati anche loro ad un passo da lasciare tutto. Seppur senza annunci eclatanti i due players si presero delle lunghe pause dai tornei live. Joe Cada ha vissuto un anno orribile.

Altri giovani campioni hanno annunciato il loro ritiro prima di ritornare con prepotenza sulla scena internazionale: Mike McDonald e Shuan Deep avevano annunciato il loro pre-pensionamento. Difficile pensare ad un ragazzo di 20 anni come Timex che medita l’addio. Eppure è successo.

Crisi passeggere? Quella di Eastgate sembra molto seria. E’ tutta meno che un bluff la mossa del campione danese, in questo momento intenzionato al fold. Lui non è il tipo da mettere in atto provocazioni; non a caso ha rinunciato al contratto milionario con PokerStars. E’ però una sindrome che si sta allargando tra i giovani professionisti che si trovano famosi e milionari dopo solo un torneo. Con la pancia piena, non reggono più lo stress e le fatiche del circuito live.

Patrik Antonius, all’inizio della sua carriera è stato uno dei giPeter-Eastgateocatori più brillanti nei live, ma adesso, tranne rare eccezioni, partecipa solo ad eventi particolari come può essere ad esempio il Main Event. Il finlandese proprio in questi giorni è stato chiaro: “la mia è una scelta di vita, non riesco a stare giornate intere seduto ad un tavolo all’interno di un casinò. Meglio il cash game”.

Tom Dwan per vincere la monotonia dei tornei WSOP ha dovuto invece inventarsi side bet che gli sono costate circa 5 milioni. In passato Bobby Baldwin, uno dei giocatori più talentuosi del poker statunitense, decise di ritirarsi dalla scena professionistica per dedicarsi ad una carriera da manager di successo, cercando nuovi stimoli intellettivi.

Il titolo mondiale in palio potrebbe ridare nuovi stimoli ai vari Eastgate, Dwan, Antonius e compagnia. Un field ristretto, buy-in importanti e l’ambizione di diventare campione del mondo, durante un evento planetario, in diretta televisiva. La ricetta non sembra poi così sbagliata. Dalla Francia arriva quindi la proposta di un nuovo format che poi non è altro che una vecchia idea: un campionato del mondo riservato solo a top players. Proprio come le WSOP trent’anni fa… Ritorno al futuro?

Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.