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Andy Frankenberger, il broker baciato dalla fortuna

Andy Frankenberger è decisamente un giocatore di poker che è stato capace di sedurre la dea bendata: nonostante frequenti da poco il circuito dei grandi tornei dal vivo, i suoi risultati sono stati fin da subito impressionanti, susseguendosi con una regolarità che irride la statistica.

D’altra parte, il newyorkese – che per quattordici anni è stato broker a Wall Street – fin dall’inizio ha sperimentato una varianza positiva che certo capita a pochi nella vita.

Il primo torneo che abbia mai giocato dal vivo è stato il Main Event WSOP del 2008, dove non giunse a premio ma approdò in ogni caso al day 3: per sedercisi portò a casa un satellite con un centinaio di iscritti. Naturalmente, con un solo pacchetto per Las Vegas.

“Si trattava di un torneo tra broker, ciascuno di noi mise cento dollari e io riuscii a vincerlo – racconta a PokerNews.cominizialmente pensai di rivenderlo, perché 10.000 dollari erano una bella somma, ma poi pensai che non avrei mai speso una cifra simile per un torneo di poker, e così decisi di vivere quell’esperienza”.

Le cose non andarono bene, ma fu subito amore. Lasciato il mondo della finanza nel 2009, Frankenberger comincia a prendersi un po’ di tempo per sé, e un tarlo lo comincia a rodere: vuole rivivere quell’esperienza, provare a diventare un giocatore professionista.

Così, dopo un’astinenza dal gioco durata più di un anno, nel 2010 torna a sedersi al tavolo da poker, e questa volta Las Vegas gli porta fortuna.

Ottiene il suo primo piazzamento alle WSOP, ma soprattutto vince il Venetian Deep Stack Extravaganza, torneo da 2.000 $ che gli garantisce un primo premio da 162.000 dollari.

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Così, con il portafoglio ben imbottito e il morale alle stelle, un paio di mesi più tardi gioca il suo primo World Poker Tour a Los Angeles. E lo vince, per 750.000 dollari.

Da allora, i successi per lui si susseguono ad un ritmo imbarazzante: quinto due mesi più tardi al WPT Festa al Lago, e nel 2011 il primo pesante braccialetto, ottenuto su un field di 2.500 partecipanti che gli assicura quasi 600.000 $.

In quel periodo, andavo in the money nel settanta percento dei tornei a cui partecipavo, e ne vincevo la metà“, ricorda scherzosamente. Ma in fondo ha quasi ragione.

Da allora disputa infatti un altro tavolo finale al WPT e l’estate più tardi ottiene un altro braccialetto WSOP, togliendosi anche lo sfizio di battere in heads-up il re, mister Phil Ivey: “Non l’ho guardato negli occhi per non farmi dominare psicologicamente – dichiarerà nell’intervista seguente al successo – lui è un giocatore migliore e lo sa, quindi cercava di tenere contenuta la dimensione dei piatti preflop, mentre io proprio per questo ho cercato di fare l’opposto ed è andata bene, ma sono felice di non doverlo fare di nuovo“.

Ad oggi, tutti questi traguardi tagliati in così poco tempo gli hanno consegnato oltre 2.500.000 dollari: che il brokeraggio fosse affine al gioco del poker lo si sapeva, ma questa più che abilità sembra quasi magia bianca…