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Alec Torelli: “Giocate a poker creando le vostre regole”

Alec Torelli era tra i professionisti che hanno recentemente partecipato al Big Game di Barcellona, e nonostante le cose siano andate tutt’altro che bene “traheho” non ne fa un dramma, spiegando nella nostra intervista esclusiva perché anche perdere a volte faccia parte del gioco.

Cerco di non focalizzarmi troppo su quello che non posso controllare quando gioco a poker – spiega – in quella sessione le carte hanno reso difficile vincere: si può sempre fare di meglio, ma più ripensavo alle mani e meno mi sentivo frustrato per il risultato. Sapendo di non aver commesso errori particolari che abbiano causato quella perdita, non posso essere così seccato”.

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Del resto, in una partita di cash game televisiva dove vengono giocate venti mani l’ora e si perde subito un piatto da 400 big blinds con coppia di donne contro a 9 in un all-in preflop, si capisce ben presto che quello non è il proprio giorno fortunato.

“E’ interessante come il pubblico si formi un’idea delle tue qualità di giocatore basandosi su situazioni particolari e marginali. Nello sport non succede, puoi seguire tutti gli avvenimenti più importanti, mentre nel poker è come se ci si limitasse a guardare un solo quarto di una partita di basket, e si saltasse alla conclusione che una certa squadra non vinca mai”.
 

In quella partita Alec non ha mancato di openlimpare, una mossa che adotta di tanto in tanto anche nelle partite di Macao: “Anche se sei un buon giocatore, quando openlimpi gli avversari credono tu abbia fatto uno sbaglio. Anziché pensare a come una scelta del genere possa avere dei vantaggi, la giudicano semplicemente come un errore, con l’intenzione di exploitarlo. Tuttavia io ho già pensato ai modi in cui potrebbero farlo, quindi grazie a questa consapevolezza la mia azione non diventa più così exploitable”.
 
L’obiettivo è scardinare lo stile di gioco consolidato, trascinando gli avversari su un terreno inesplorato dove è più probabile che commettano errori: “In un mondo ideale, dove tutti sono dei robot, vorresti giocare in modo unexploitable, ma in realtà nessuno gioca perfettamente perché siamo umani, quindi quello che cerchi di fare è confondere i tuoi avversari, cercare di compiere mosse a cui non sanno come reagire“.
 
 
Openlimpare rientra quindi in questa categoria: “Tu e il tuo avversario vi trovate a vivere una situazione nuova, ma io che l’ho “creata” la controllo, mentre l’altro la subisce perché sono stato io a mettercelo, e quindi credo di avere un vantaggio in quello spot”.
 
Nel Big Game mi rivela di averlo fatto con k q , pur non sapendo se fosse la giocata migliore perché non conosceva i suoi avversari, ma a suo avviso il punto è proprio quello: “Se qualcuno rilancia molto è standard 3-bettarlo, ma se qualcuno comincia a openlimpare tutto il suo range, cosa dovresti fare? Isolarti, limpare a tua volta? Io non so la risposta, e magari nemmeno i miei avversari, quindi proprio per questo può essere una buona mossa, perché nessuno sa bene come reagire“.
 
 
Si tratta non tanto di pensare ad una situazione particolare, ma di ridefinire un approccio al gioco più generale: “In molti si preoccupano di imparare uno stile standard e consolidato, giocandolo all’infinito finché non lo hanno assimiliato, ma cosa succede se stravolgi le regole del gioco? E’ per questo che molti regular che si incontrano online non sono buoni giocatori di poker, sono soltanto bravi a quel gioco che hanno imparato“.
 
Per spiegarlo meglio, Alec ricorre ad una metafora sportiva: “Pensa ad esempio al tennis e alle sue regole: che succederebbe se si potessero cambiare? Che, chiunque sia il migliore al mondo, lo sarebbe a maggior ragione in quel nuovo formato, perché nessuno l’ha mai giocato prima. Il migliore lo imparerebbe più in fretta, e farebbe valere in modo ancora più pesante il proprio talento“.
 
Così, se contro opponent abili possiamo muoverci almeno inizialmente su un terreno più consolidato, maggiore è l’edge che si pensa di avere più si dovrebbe cercare di costringere i nostri avversari a giocare secondo le nostre “regole”: “Se non cambi il tuo stile di gioco, consenti alle persone che ne hanno imparato uno standardizzato di starti al passo, e così giocatori che diversamente non avrebbero alcuna possibilità di farlo all’improvviso sono in grado di competere con te”.



Infine, quando gli chiedo quali siano i suoi piani per le prossime World Series, mi dice che è la prima volta che qualcuno glielo chiede, a dimostrazione che siano tutt’altro che in cima alla lista dei suoi pensieri: “Non ho neppure guardato il programma degli eventi, ma non credo di andare.
I tornei non mi interessano abbastanza per andarli a giocare dall’altra parte del mondo. Per quanto riguarda il cash game, ho già giocato abbastanza online ed anche a Macao, credo che tornerò là tra un paio di mesi, non si possono trovare partite più grandi di quelle”.

I consigli di Alec per i lettori di AssoPoker non si fermano solo alla teoria: a breve verrà infatti pubblicato il suo terzo video per Pokermagia, dove lo statunitense siede al NL1000 e NL2000 di tavoli deep stack con ante. Una ulteriore, buona occasione per vederlo all’opera.
 
Se vuoi ascoltare l’intervista integrale ad Alec non devi far altro che utilizzare il player sottostante, mentre nel caso tu intenda fargli qualsiasi domanda puoi farlo scrivendo nel suo Well sul nostro forum.