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Patrick Gerritsen: diventare forti è noioso, le scorciatoie non esistono

Tra le domande che i nuovi giocatori si pongono quando scoprono il gioco del poker, vi è certamente quella che serve a capire in quale modo essi si stanno approcciando al gioco.

C’è chi comincia per il semplice motivo per il quale gioca la stragrande maggioranza degli appassionati, quello del divertimento e la possibilità di guadagnare qualche soldino e quelli che invece dopo poco tempo vogliono capirci di più e pensano di poter costruire una carriera che ruoterà intorno al poker.

Nei giorni scorso è uscito un gran bell’articolo Codigopker.com, nel quale interviene il Patrick Gerritsen, che ha messo nero su bianco tre consigli di fondamentale importanza da indirizzare a chi nel poker vuol fare dei passi in avanti.

Migliorare è noioso, parti questo presupposto

Tra tutte le caratteristiche positive che ti può dare una carriera pokeristica, si parte sempre con l’idea che sarà una vita tutta costellata di rose, fiori, soldi e gloria.

Scordatevi tutto questo. Migliorare è noioso, bisogna metterci cuore, palle e disciplina, come in qualsiasi lavoro su questa terra.

Studio e analisi saranno il vostro pane quotidiano e solo così salirete costantemente con il vostro livello di gioco. Grazie al cielo al giorno d’oggi il web è pieno di strumenti di analisi che ci aiutano a venire a capo dei problemi che abbiamo.

I solver sono lo strumento adatto per allenarsi al di fuori della sessione. Nella vita nessun risultato di medio e lungo periodo si ottiene senza uno sforzo adeguato.

Gerritsen: Il lungo periodo

Proprio del lungo periodo Gerritsen punta la sua attenzione, ben sapendo che esistono momenti difficilissimi in cui non ne va bene una.

La soddisfazione momentanea, quella del torneo vinto, magari baciati dalla fortuna, è la vittoria più pericolosa che può capitare a un novizio: si rischia di entrare in un loop nel quale crediamo di aver capito tutto e da quel momento invece arrivano le vere batoste.

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Se non riusciamo a migliorare e a capire che una vittoria effimera serve a quello che oggettivamente porta, dei soldi per il bankroll, ma serve a poco ad aiutarci nella crescita per rimanere dei giocatori forti nel medio e nel lungo periodo, allora saremo del cosiddetto “gatto” e nemmeno tra molto tempo.

mostrare le proprie carte nel poker texas hold'em

Garritsen dice che quando è tornato al poker nel 2019, “i fallimenti del passato mi avevano insegnato che non ero un giocatore di talento naturale. Così mi sono detto: ‘Supponi di essere un giocatore medio e dai il meglio di te‘”. E da quando ha assunto quel pensiero, tutto è cambiato. “Ho giocato le migliori partite possibili, ho selezionato i miei tavoli in modo aggressivo e ho passato tutte le mie ore di veglia a studiare per sbarazzarmi dei difetti che avevo nel mio gioco”.

La post sessione e l’analisi dei dati

Con i software di analisi, al giorno d’oggi è diventato facilissimo impadronirsi dei dati di riferimento del nostro gioco e di quello dei nostri avversari, anche se, in questo caso, sono informazioni incomplete, per via del fatto che per buona parte dei colpi, quelli che non vanno allo showdown, non conosceremo le loro carte.

Ma per la correzione del nostro gioco e dei nostri leak, niente paura, abbiamo tutti i dati per capire dove si può migliorare e dove possiamo mettere un piccolo cerotto ad un’emorragia che magari un domani diventerà preoccupante ed è meglio risolverla subito.

Non è la stessa cosa cercare di bluffare con uno sconosciuto senza alcuna informazione piuttosto che farlo conoscendo l’esito di altre 200 milioni di mani simili, sapendo quanto spesso i giocatori in generale foldano in quel punto e sapendo quale sarebbe la dimensione ideale della puntata in quella situazione. Cose come queste possono essere addestrate con questi tipi di strumenti. Sentiti libero di usarli per lavorare sul tuo gioco!

"C'è chi pensa che sia impossibile prendere parte a tutti i tavoli finali dei tornei a cui si partecipa. Questo è vero per tutti. Tranne per chi li racconta".
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