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6+ Hold’em strategia: analisi di un big shove di Phil Ivey

In questa rubrica, parleremo della strategia del 6+ Hold’em: lo Short Deck poker è la nuova mania del momento sia live sia online. Dopo il bluff di Justin Bonomo, stavolta analizziamo uno shove enorme nientemeno che di Phil Ivey.

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18/04/2019 10:42

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E siamo giunti alla settima puntata della serie, targata PokerNews, dedicata alla strategia del 6+ Hold’em, la nuova variante che sta facendo impazzire professionisti e giocatori amatoriali. Proseguiamo nell’analisi di alcune mani interessanti: oggi il protagonista è Phil Ivey!

 

6+ Hold'em Phil Ivey

Phil Ivey è uno dei più forti nello Short Deck

 

Il contesto

Siamo ancora alle Triton Super High Roller Series Montenegro dello scorso maggio, contesto dal quale era tratta anche la mano di Justin Bonomo analizzata qui. Stavolta siamo in heads-up, tra Daniel ‘Jungleman’ Cates e per l’appunto ‘No Home Jerome’.

Siamo alla fine del torneo da HK$250.000 di Short Deck. Ivey, partito in netto svantaggio, è riuscito a recuperare il gap fino a portarsi a casa la vittoria, per una prima moneta di circa 600.000 dollari americani.

Durante il match, Ivey ha dimostrato la sua enorme skill nel 6+ Hold’em, ma una mano in particolare ha sorpreso persino i commentatori. Phil e Dan cominciano con oltre 9 milioni di chip, l’ante è 100.000 e il bottone 200.000. Cates sta giocando in modo molto aggressivo, bluffando in tanti spot attraverso grosse overbet.

L’action

Ivey fa limp da bottone, Cates rilancia a 700.000 con  10 8 e il suo avversario si appoggia con 10 9 . Sul flop 10 Q 7 , entrambi i giocatori fanno check, potendo così veder comparire un 9 al turn senza investire altre chip.

Qui, Cates ci pensa quasi per un minuto, poi opta per una bet di 1.075.000. Anche Ivey ci riflette sopra, e poi decide di mandare la vasca per 8,5 milioni di chip.

‘Jungleman’ valuta il da farsi e alla fine concede un piatto decisamente grosso al collega, che dilata così la sua leadership.

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Concetti ed analisi

Fedele al suo piano di battaglia attuato sino a quel momento, anche nella mano di cui sopra Cates aggredisce senza timore, aprendo con un rilancio con 10 8 , mano con cui molti player di 6+ Hold’em farebbero soltanto call.

Quando Ivey chiama, Jungleman sa che la sua mano è quasi sempre inferiore a quella del suo avversario. Ricordiamo infatti che seppure non sia male come mano, le carte suited non sono così d’aiuto nello Short Deck, visto che è difficile chiudere un colore.

Nel classico Texas Hold’em, una second pair è una mano con cui molti giocatori amano mixare il loro range di check, dato che nel range c’è bisogno di mani con cui chiamare al turn dopo aver fatto check al flop; allo stesso tempo, non vogliamo fare check back con troppe top pair, dato che potenzialmente potremmo perdere valore. Un concetto che vale anche nel 6+ Hold’em, dato che sia Cates sia Ivey floppano second pair e fanno check.

Entrambi migliorano la propria mano al turn, Ivey ancor di più. Cates spara una puntata molto grossa, 1.075.000 su pot da 1,4 milioni, lasciandosi circa 7,4 milioni. A questo punto, i commentatori si aspettano un call, ma Ivey va all-in per circa 3 volte la dimensione del piatto.

Perché Ivey non fa solo call?

Ricordiamoci quanto ci ha spiegato Jason Somerville nella quinta parte di questa serie: fare in modo che gli avversari rinuncino alla loro equity tramite puntate grosse e overbet è una fonte principale di profitto nel 6+ Hold’em.

Ivey ha una doppia coppia debole, una mano molto vulnerabile: qualsiasi mano con almeno 8 out ha almeno il 25% di equity contro di lui. Inoltre, quali sono le mani che Jungleman può avere e che lo battono?

Top set e donne, contro cui Ivey è messo male, ma con quelle mani Cates avrebbe puntato al flop. K-J è favorito contro molte delle mani di Ivey, perciò anche con quella mano ci si può aspettare una bet al flop. Scale più deboli (J-8 e 8-6)? Ivey deve valutare se Cates rilancerebbe pre-flop con mani così deboli, in particolare 8-6. Se Ivey ha torto e Cates ha una scala, avrebbe comunque 1 chance su 8 di vincere al river. Infine, e cosa forse più importante, Cates è stato messo da Ivey in  uno spot molto difficile.

Visto il board, e visto che ci sono poche carte che Ivey vuole vedere al river a parte qualcosa che migliori la sua mano a full house, se Phil chiamasse soltanto al turn, al river non saprebbe bene che fare contro un giocatore perfettamente capace di mandare la vasca con il nulla cosmico. Un buon modo per evitare questo scenario è andare all-in lui stesso, dandosi una buona chance di portarsi a casa subito un bel piatto o quantomeno realizzando la sua equity al river nel caso sia battuto.

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