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Perché giocare a Las Vegas per gli italiani è diventata un’incognita fiscale: dal precedente Minieri alla nuova sentenza

Le vincite a Las Vegas vanno dichiarate? Dalla Sentenza "Minieri" del 2016 a quella recente della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia.

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16/11/2021 19:30

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Eravamo rimasti all’anno 2016, quando di fatto, con la sentenza “Minieri” si chiuse – con esito favorevole per i poker players – l’operazione All In da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il precedente “Blanco-Fabretti” del 2014 della Corte di Giustizia Europea rappresentava una bella spallata alle richieste dell’ADE in merito alla omessa dichiarazione delle vincite (lorde) dei giocatori di poker italiani nei casinò europei (divieto di doppia imposizione). Su questo fronte erano rimasti pochi dubbi, ma a Las Vegas?

Las Vegas

Il precedente favorevole di Dario Minieri per le vincite a Las Vegas

Dopo la sentenza della CGE, il nervo scoperto per i players azzurri rimanevano le WSOP: tutti i guadagni rimediati a Las Vegas e negli altri paesi Extra UE da parte dei residenti fiscali italiani, dovevano essere dichiarati o no?

Come accennato però nel 2016 arrivò la Sentenza che liberò dalle catene Dario Minieri. A difenderlo l’Avvocato Max Rosa ed il dottor Sebastiano Cristaldi. I due professionisti ottennero un risultato che andò oltre le più rosee aspettative perché riguardava anche le vincite negli Stati Uniti (Las Vegas e le WSOP).

Facciamo però un piccolo passo indietro per capire. Nel 2012 Minieri riceve 4 accertamenti dall’ADE di Roma, motivo? La mancata dichiarazione di vincite all’estero tra il 2006 ed il 2009, con una richiesta di pagamento di complessivi € 1.056.392 (imposte, interessi e sanzioni).

L’avvocato Rosa chiarisce: “Le vincite erano state conseguite in parte Europa ma in maggioranza negli Stati Uniti, sia partecipando al gioco dal vivo, sia a quello telematico.”

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Nel 2015 la Commissione Tributaria Provinciale di Roma, con Sentenza n. 6064/16/15, depositata il 17/03/2015, accoglie le richieste della difesa, annullando integralmente la pretesa fiscale, con compensazione delle spese di giudizio.

In secondo grado, presso la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, Minieri vince di nuovo. La Commissione rigetta il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, condannandola alle spese processuali. Una vittoria su tutta la linea.

La linea difensiva dei legali sulla non tassabilità delle vincite negli Stati Uniti si basa su queste argomentazioni:

  • tassare vincite extra UE comporta un illegittimo prelievo perché è “contrastante – spiega Max Rosa – con i principi di diritto tributario internazionale di “tax equity” e di “domestic neutrality”, nonché con quelli convenzionali di “non discriminazione” e di “reciprocità”, e, infine, con quelli costituzionali di uguaglianza e capacità contributiva“.

Tale linea difensiva viene accolta anche dalla Commissione Tribuaria Regionale del Lazio, siamo nel 2016. E la partita sembra chiusa per quanto riguarda le vincite a Las Vegas.

Nello stesso anno i principi contenuti nella Sentenza Blanco-Fabretti vengono recepiti in Italia da una legge che chiude il capitolo dell’inchiesta All In contro i poker players per le vincite “europee”.

Nel 2021 però la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha rimescolato le carte e, ad oggi, aumentano le incertezze per i giocatori residenti in Italia.

 

CTR Lombardia: “vanno tassate le vincite a Las Vegas”

La vicenda – che cambia ogni scenario e pone il poker italiano in una posizione di grande confusione per le vincite extra UE – è quella di un player (non si conosce ancora il nome) lombardo che nel 2013 riceve un avviso di accertamento  per via di una vincita ingente registrata in un casinò di Las Vegas. La cartella esattoriale è molto onerosa: si tratta di qualche centinaia di migliaia di euro.

Dopo aver vinto in primo grado nella Commissione Tributaria provinciale competente, la CTR Lombarda – secondo quanto riporta Gioconews – , con sentenza 3754 del 15 ottobre 2021 stabilisce che le vincite maturate nei casinò fuori dai confini dell’Unione Europea contribuiscono alla formazione del reddito imponibile del giocatore e devono essere inserite nella dichiarazione dei redditi. Tradotto in parole povere? Devono essere tassate.

Il punto di vista della difesa

La difesa ha posto in evidenza, in parte, le argomentazioni precedenti della Sentenza Minieri. In particolare, gli avvocati citano nella memoria difensiva l’articolo 65 del trattato europeo che indica come le vincite al gioco sono considerate prestazioni di servizio e, come tali, non vanno discriminate come stabilito da altri tribunali italiani (ad esempio la Commissione tributaria regionale del Lazio). Si è ancora una volta evidenziato il divieto di discriminazione a livello fiscale.

In particolare si è citata la convenzione fiscale bilaterale tra Italia e Stati Uniti nella quale è ribadito il divieto di doppia imposizione fiscale.

In attesa di conoscere le motivazioni dei giudici tributari regionali lombardi, questa sentenza crea un caos interpretativo sulle norme applicabili e getta nell’incertezza i gamblers e poker players residenti in Italia che vanno a Las Vegas.

La convenzione bilaterale tra USA e Italia: ecco cosa prevede e cosa devono fare i players

Non è facile poter chiarire una fattispecie così complicata. Per una interpretazione più prudenziale riprendiamo le parole dell’Avvocato fiscalista Asa Peronace che ha chiarito come le vincite negli Stati Uniti rientrino – secondo la sua interpretazione – nella categoria dei redditi diversi che sono disciplinati proprio dalla Convenzione fiscale bilaterale tra USA-Italia.

Secondo tale interpretazione un giocatore non può essere tassato per la medesima vincita sia negli USA che in Italia.

In particolare, negli USA, le vincite nei casinò sono soggette a due tasse alla fonte:

1) la tassa statale
2) la tassa federale

Per quanto riguarda la prima, in Nevada, sulle vincite non viene applicata nessuna tassazione alla fonte per il player.

Il giocatore è invece soggetto ad un prelievo federale ma può chiedere al casinò, compilando un modulo apposito, che gli venga versata l’intera vincita (al lordo della tassa federale, ovvero una ritenuta alla fonte del 30%).

Il player sarà poi obbligato, una volta tornato in Italia, a dichiarare la vincita all’Agenzia delle Entrate, perché tali vincite sono redditi diversi e quindi imponibili.

Se invece negli USA non richiede al casinò di versargli la vincita lorda, il rischio è di pagare due volte le tasse.

Commenta Asa Peronace in una vecchia intervista ad Assopoker: “il giocatore potrebbe trovarsi nella situazione kafkiana di dover pagare due volte le imposte, in relazione alla stessa vincita realizzata: essere tassato prima negli USA (dimenticandosi di chiedere il rimborso) e successivamente in Italia. Piuttosto, vorrei precisare che proprio l’esenzione di tassabilità negli States per le vincite ivi realizzate, prevista nella Convenzione, potrebbe spingere le autorità italiane a tassare interamente la vincita realizzata all’estero”.

Ecco i consigli del noto fiscalista: “che il player possa ottenere un’esenzione per le vincite realizzate all’estero comporta, a mio avviso, l’obbligo da parte sua di dichiarare interamente tale vincita alle autorità fiscali del nostro paese”.

“Le vincite devono essere riportate nel rigo RL15 del quadro del Modello Unico, atteso che siamo in presenza di una forma di reddito diverso, disciplinato dall’articolo 67, comma 1, lettera D, del DPR 917 del 1986”.

“L’eventuale ritenuta subita dal giocatore negli Stati Uniti, non trova riconoscimento nell’ordinamento fiscale italiano, visto che la Convenzione contro la doppia imposizione non disciplina per nulla i redditi derivanti dalle attività di vincite del gioco”.

I punti di vista tra avvocati e fiscalisti sono differenti come avete potuto notare, così come tra le diverse commissioni tributarie regionali.