GIOCARE PUÒ CAUSARE DIPENDENZA PATOLOGICA IL GIOCO È VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI

Informati sulle probabilità di vincita e sul regolamento di gioco
sul sito www.aams.gov.it

Business · Cash Game

Giovanni Carboni: “le revenues del cash game in Italia oggi sono un quarto rispetto al 2011, ecco perché…”

L'analisi del noto consulente Giovanni Carboni sul mercato del cash game online in Italia: i dati elaborati in esclusiva e le cause del crollo.

Scritto da
05/12/2017 18:03

1.587


Giovanni Carboni fondatore di Carboni and Partners – EGLA è un attento osservatore del mercato italiano ed internazionale dei giochi ed ha elaborato per Assopoker, una serie importanti di dati che “raccontano” – di fatto – la storia del  poker cash game online in Italia, dal 2011 (anno dello partenza) fino ad oggi.

cash-game-italia

Come si può notare dalla tabella, elaborata dall’autorevole consulente, si può notare la discesa libera da parte del mercato italiano, mai come in questo momento in crisi di liquidità nel cash game. Per fortuna, i poker tournaments (mtt e Spin and Go) invece hanno ripreso a volare. Ma questo momento particolare del cash merita alcune riflessioni che andremo ad affrontare con Giovanni Carboni.

I dati (in milioni di euro) relativi terzo trimestre dal 2011 fino al 2017

AP: Prima di tutto puoi spiegarci i dati da te elaborati? Si riferiscono al GGR (Gross Gaming Revenues)? Che criteri hai usato e quali fonti?

GC: I dati riportati nella tavola si riferiscono al GGR e più precisamente al totale scommesso, incluso i bonus, meno le vincite, vale a dire l’importo imponibile dei concessionari. Sono relativi al trimestre settembre – novembre di ciascuno degli anni 2011 – 2017. Sono dati dell’ADM (Monopoli di Stato, ndr).

AP: Dalle statistiche si evince chiaro che dal 2011 in poi vi è stata una rapida e verticale discesa del cash game online in Italia. Oggi la discesa sembra essersi stabilizzata nel GGR, ma dai dati di PokerScout si evince che molti players si stanno perdendo per strada (-19% nel 2017).

GC: Sì, i dati mostrano un crollo prolungato del mercato. Oggi il poker cash è meno di un quarto rispetto ai mesi successivi al lancio, nell’autunno del 2011. È più difficile capire cosa sta succedendo oggi.

I dati di ADM mostrano un trend stabilizzato su tutto il 2017. Nei primi 11 mesi del 2017 il calo YoY è -4%. Ben diverso dal dato di PokerScout. Il numero delle sedute al tavolo misurato da PokerScout è diminuito del 19% e si dovrebbe dedurre che la spesa per seduta è aumentata del 15%. Sono usciti giocatori basso spendenti? O sono venute meno le sedute di regular che multi-tablano? Difficile rispondere.

AP: Che tipo di conclusioni si possono trarre dai dati da te elaborati? Quali sono secondo te le cause del crollo del mercato? I tournament sono in ascesa, secondo te può essere questa una ragione? 

GC: Le cause del crollo sono note. Si è esaurito il fenomeno mediatico attorno al poker, sono stati offerti i giochi di casinò, l’ecosistema del poker è diventato invivibile per i giocatori amatoriali. Non possiamo invece addebitare i persistenti problemi del poker cash alla recente ripresa del poker a torneo. Il calo enorme di lungo termine è spiegato prevalentemente dall’ abbandono di giocatori, dapprima i giocatori ricreazionali e poi i regular. Stimo che attualmente la liquidità sia ridotta a meno di un terzo rispetto ai momenti migliori. La stima non è fatta con la sfera di cristallo, ma sulla base delle elaborazioni dei dati dell’ADM fornite annualmente dal Politecnico di Milano.

La spesa pro-capite è invece calata molto meno, anzi aveva avuto una inversione di segno nel 2014 rispetto al 2013.

Giovanni Carboni fondatore di Carboni & Partners

AP: Quali possono essere le soluzioni? Con maggiore action offerta ai tavoli è possibile che molti players tornino a giocare cash game? 

GC: I problemi sono molti. Una condizione di gioco appealing potrebbe essere recuperata grazie alla liquidità condivisa. Assopoker ha dato ripetutamente testimonianza che molti giocatori high stakes e regular si spostano su siti dot.com asiatici e su applicazioni per il gioco for-fun alle quali vengono sovrapposti sistemi clandestini di deposito e di prelievo. La liquidità condivisa sarebbe utile ma insufficiente per il recupero del gioco legale. Un coordinamento tra le Autority del gioco creerebbe però le premesse per misure comuni efficaci anche da questo punto di vista.

AP: Secondo te, se la liquidità condivisa subirà gravi ritardi, quali possono essere i danni per l’erario italiano? In quanto possono essere quantificati considerando che il mercato del cash è in bilico? 

GC: Oggi l’incertezza è grande. L’aspetto dei danni per l’Erario è invece un argomento poco rilevante. Il poker cash genera i un introito per lo Stato di 15 milioni di euro all’anno. Assumiamo per esagerare che in un mondo ideale possano diventare 8 di più. Sono riportate in questi giorni dai giornali le preoccupazioni della Ragioneria Generale riguardo alla temuta perdita di gettito, in conseguenza della prevista riduzione del numero delle newslot nei bar. Si parla di una perdita di 2 miliardi di euro, altri numeri, 250 volte l’incremento ottimistico di gettito del poker.

Ricapitolando, vediamo i numeri in sintesi:

L’analisi: terzo Trimestre (Settembre-Novembre, GGR)

  • 2011 €72,1 milioni
    var. –
  • 2012 €48,6 milioni
    var. -32,6%
  • 2013 €32,2 milioni
    var. -33,7%
  • 2014 €25,2 milioni
    var. -21,8%
  • 2015 €20,1 milioni
    var. -20,4%
  • 2016 €18,3 milioni
    var. -8,9%
  • 2017 €17,8 milioni
    var. -2,7%

Tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento