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Arriva la Premier League e gli sponsor di scommesse vanno in TV: discriminati club, editori e operatori italiani, la Roma rinuncia a €15 milioni

Il primo week end di Premier League ha confermato il fallimento totale della nuova legge che introduce il divieto di pubblicità. Brand di bookmakers in primo piano in televisione durante le partite e durante le pause, la scena se la prendono ora gli spot di birre ed alcolici...

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12/08/2019 15:30

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Il pasticcio è servito all’ora di pranzo di sabato con l’anticipo tra West Ham e Manchester City di Premier. Il London Stadium è brandizzato da un noto bookmaker svedese che opera in Inghilterra (ha sede a Malta). Gli occhi dei tifosi non possono che cadere su quel notissimo brand che  sponsorizzava anche la Roma in Serie A.

Per la cronaca: a causa del nuovo ban della pubblicità, i giallorossi hanno dovuto stracciare il contratto da 15 milioni di euro ed ora magari non hanno il budget per ingaggiare Higuain, in nome di una legge che non tutela nessuno visto che in televisione continuano a passare i marchi dei bookmakers europei a tutte le ore durante gli eventi sportivi. Un fallimento su tutta la linea.

Per la foto si ringrazia Andrea Borea della redazione di Assopoker: queste sono le immagini televisive di Crystal Palace – Everton. Almeno 3 book durante la diretta (in realtà saranno molti di più perché ci sono anche altri cartelloni mobili pubblicitari)

La conferma della legge fallimento – come vi abbiamo detto – arriva dalle immagini che arrivano dal Regno Unito con il primo week end televisivo della Premier League. Un bombardamento di sponsor delle scommesse su Sky che, in modo inevitabile ed involontario, deve dare visibilità alla pubblicità sui cartelloni a bordo campo e sulle magliette delle squadre.

Ritornando però al nostro sabato pomeriggio: resistiamo al bombardamento degli spot di alcolici (da ubriacarsi…) e dopo West Ham-City (purtroppo i nostri Hammers hanno perso di brutto, la sconfitta è dura da digerire) ci immergiamo in Crystal Palace-Everton.  I toffees sono sponsorizzati da un book africano (noto in Formula 1) tanto caro anche a Urbano Cairo, presidente del Torino che gli ha venduto GazzaBet. Il Crystal Palace ha come main partner una società di gaming indonesiana, molto nota in UK.

Morale della favola: entrambe le squadre hanno sulle magliette due brand ben conosciuti dagli scommettitori, mentre sui cartelloni pubblicitari passa di tutto e ben visibile. con vari bookies sullo sfondo (ma non troppo).

Tutto questo mentre in Italia oramai è vietato anche solo parlare di betting. La beffa è che facciamo riferimento a  marchi di società legali che operano per conto dello stato (andatevi a vedere la definizione di concessione), in un mercato legale.

L’altra beffa è che durante i break delle partite assistiamo ai soliti spot a catena di birre e alcolici vari.

Così i ricchi diventano sempre più ricchi (gli inglesi) mentre i poveri (gli italiani) sempre più poveri. La Premier League ha battuto l’ennesimo record:  i contratti per le sponsorizzazioni sulle maglie per la stagione 2018/19 della Premier hanno generato 313,6 milioni di sterline (412,5 milioni di dollari).

Proprio il West Ham (squadra di seconda fascia della Premier ma non ditelo troppo in giro…) dal suo sponsor bookmaker maltese incassa 10 milioni l’anno, quanto un top team italiano. La Roma dalla stessa società ha dovuto rinunciare ad un contratto pluriennale da 15 milioni.

Sono 9 le squadre nella massima serie inglese che hanno uno sponsor di betting sulla maglietta ma anche gli altri club non stanno a guardare ed incassano da promozioni commerciali varie.

SuperCoppa di Germania trasmessa su Sky e interamente sponsorizzata da un bookmaker straniero

Se questo week end ha confermato i dubbi che avevamo,  l’antipasto c’era stato servito una settimana prima con la Supercoppa tedesca: Borussia Dortmund – Bayern Monaco. L’evento era stato interamente sponsorizzato da un’altra gaming company scandinava che opera anche in Italia.

Il calcio naturalmente fa da padrone con sponsor di scommesse in tutti i campionati (tranne la Serie A) ma non scherza neanche la Formula 1 con un team (Force India) che prende il nome da un book africano che offre gioco anche nel nostro paese con regolare concessione ed ha l’intera livrea con quel marchio. Un altro book svedese (sempre con sede a Malta) ha sponsorizzato invece l’Alfa Romeo!

Mondiali di snooker: immagini televisive italiane che non possono non riprendere il brand dello storico bookmaker inglese sponsor, mentre sui motori di ricerca online continuano a comparire quasi esclusivamente operatori dot com.

La Roma ha provato ad ingaggiare Higuain ma l’offerta da 5 milioni l’anno è ritenuta insufficiente dagli agenti del giocatore. A pesare nel bilancio giallorosso è il mancato incasso di 15 milioni dallo sponsor bookmaker ed ora a godere sarà il West Ham (incassa 10 milioni l’anno…) ed altri club spagnoli

 

La beffa: mentre i club inglesi, tedeschi, spagnoli incassano fior di sterline ed euro, in Italia, le squadre italiane devono solo chinare il capo, nonostante l’ente indipendente (AGCOM) preposto alla vigilanza della legge (incaricato un anno fa dal Governo), in 31 pagine ha denunciato l’incompatibilità del testo con la normativa europea, un possibile contrasto con la Costituzione (articolo 41) e l’incompatibilità con le leggi precedenti (Decreto Balduzzi) che non sono stati abrogati, anzi alcune deroghe sono state riprese dalla nuova legge. Un altro ennesimo enorme pasticcio visto che AGCOM dovrebbe vigilare (su scelta, ripeto, del Governo) ma – di fatto – ha dichiarato questa legge difficilmente applicabile.

Così i club italiani devono rinunciare a fior di milioni (che andranno nelle casse della concorrenza), club come la Roma non potranno ingaggiare giocatori di primo piano (vedi Higuain) e non sarà tutelato nessuno.

Ma discriminati non sono solo i club di Serie A, B e degli sport minori (molti rischiano il crack finanziario) ma anche gli editori, proprietari di giornali e televisioni (si calcola che Mediaset abbia perso 40 milioni, Sky almeno 30 milioni).

Una legge che non tutela nessuno e va a colpire gli interessi di circa 500.000 famiglie italiane (una milionata potenziale di voti). Per rendersene conto è necessario contare i dipendenti di chi lavora nel settore delle scommesse (e gaming in generale), nello sport, nella pubblicità e in televisioni e giornali più tutto l’indotto.

Servisse almeno a qualcosa questa legge (scritta male ed applicata peggio), invece la spesa nelle macchinette (più di 10 miliardi l’anno) continua ad essere più del doppio di quanto perdono gli italiani nel gioco, perché è chiaro (e una ricerca scientifica dell’Istituto Superiore della Sanità lo certifica) la pubblicità non influisce sui ludopatici di slot, Vlt etc, tartassati nell’ultimo anno dal Governo Conte con un abbassamento drastico dei payout (ovvero i malati di gioco perderanno più in fretta  ma tutti stanno zitti, mentre l’Erario incassa…).

Ma discriminati sono anche i concessionari italiani, ovvero i nostri operatori che non sono presenti nei mercati dove si svolgono gli eventi sportivi televisivi sponsorizzati dai bookmakers esteri. In sintesi: la legge è facilmente aggirabile ma concessionari italiani, erario, editori, club sportivi, lavoratori etc rimarranno discriminati a vantaggio della concorrenza straniera per volontà di un Governo che doveva risollevare l’economia ed invece l’ha fatta sprofondare, mentre i giocatori continueranno a familiarizzare con brand di scommesse, casinò etc. Un grande pasticcio.

E se a qualche incosciente  venisse in mente di oscurare le dirette televisive dei campionati esteri (nell’era dei talebani tutto è possibile) vi invito a guardare il sequel della commedia Poveri ma Ricchissimi e capirete quali saranno le conseguenze…

Christian De Sica interpreta Danilo Tucci in Poveri ma Ricchssimi contestatissimo dai suoi sudditi del Principato di Torresecca. La protesta scatta dopo l’interruzione delle immagini Sky con l’inevitabile stop del campionato di calcio in tv.

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